Piazza Don Gallo, quando una piazza diventa memoria

Nel cuore del centro storico di Genova c’è una piazza che porta il nome di una persona che con questo luogo aveva un rapporto particolare. È piazza Don Andrea Gallo, nell’area dell’antico Ghetto di Pré, tra via Lomellini e la Nunziata. 🏛️

Prima di avere un nome, questa era semplicemente una piazza senza nome. Oggi è dedicata a uno dei personaggi che più hanno segnato la storia sociale della Genova contemporanea. ✨

✝️ Un prete fuori dagli schemi

Don Andrea Gallo nacque a Genova nel 1928 e venne ordinato sacerdote nel 1959. Dopo le prime esperienze come educatore salesiano, nel 1965 diventò viceparroco della chiesa del Carmine. Fu proprio a Genova che iniziò a maturare quella particolare idea di sacerdozio che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita: una presenza non confinata dentro le mura della chiesa, ma capace di stare in mezzo alle persone e nelle strade della città. 🚶‍♂️

Nel 1970 venne allontanato dal Carmine. Poco dopo fu accolto nella chiesa di San Benedetto al Porto, dove, insieme a don Federico Rebora e a un piccolo gruppo di persone, diede vita alla Comunità di San Benedetto al Porto. 🤝 Da allora la strada diventò il luogo privilegiato del suo impegno. 🛣️

🫱‍🫲 Dalla parte degli ultimi

Don Gallo si occupò per tutta la vita di persone che rischiavano di rimanere ai margini: persone con problemi di dipendenza, povertà, emarginazione e fragilità sociale. Ma il suo impegno non si limitò all’assistenza. Si schierò apertamente contro le discriminazioni e a favore dei diritti civili, costruendo una figura pubblica capace di intervenire anche sui grandi temi della società. 📢

Amava definirsi semplicemente “prete di strada”, una definizione che raccontava meglio di molte altre il suo modo di intendere il proprio ruolo. La sua presenza fu particolarmente forte proprio nei vicoli del centro storico, dove frequentava persone e realtà spesso ignorate dal resto della città. Per lui la strada non era un luogo da cui difendersi, ma uno spazio di incontro e di costruzione della comunità. 🏡

🏷️ Una piazza che gli somiglia

La scelta di dedicargli proprio questa piazza non fu casuale. L’area dell’ex Ghetto di Pré era infatti uno dei luoghi che Don Gallo frequentava maggiormente. Qui aveva costruito rapporti con persone e associazioni che si occupavano di inclusione e diritti, comprese le persone transgender che vivevano e lavoravano nella zona. 🌈 La piazza venne ufficialmente intitolata a lui nel luglio 2014, poco più di un anno dopo la sua morte. Sulla targa, accanto al nome, compare la definizione che Don Gallo aveva scelto per sé: prete di strada. 📌

È significativo che oggi questo spazio non sia soltanto un luogo da attraversare. Dopo gli interventi di riqualificazione, piazza Don Gallo è diventata anche uno spazio per eventi, incontri e attività rivolte alla cittadinanza, mantenendo in qualche modo quella dimensione collettiva che apparteneva al suo modo di vivere la città. 🎭🎶

❤️ Una memoria ancora viva

Don Gallo è morto nel 2013, ma la sua esperienza continua attraverso la Comunità di San Benedetto al Porto e attraverso le numerose attività che ancora oggi si occupano di diritti, lavoro, ambiente, cultura, dipendenze e inclusione. 🌱

Anche la piazza che porta il suo nome può essere letta in questa prospettiva. Non è un monumento tradizionale dedicato a un personaggio del passato. È uno spazio vissuto, dove possono ancora incontrarsi persone diverse, idee, musica, cultura e iniziative. 🎺🎨

Ed è forse proprio questo il modo più coerente per ricordare Don Gallo: non soltanto attraverso una targa o una fotografia, ma attraverso una piazza che continua a essere utilizzata e a riempirsi di persone. 👥 Una piazza nel cuore dei caruggi, proprio dove Don Gallo aveva scelto di stare: in mezzo alla strada, e in mezzo agli altri. 🕊️